Santuario della Madonna del Divino Amore

santuario del divino amore

Sulla via Ardeatina, uscendo dalla città e dopo aver superato il Grande Raccordo Anulare, arriviamo al Santuario della Madonna del Divino Amore: qui, la protettrice di Roma è festeggiata tutti i lunedì di Pentecoste.
La modesta architettura è stata attribuita, con scarso fondamento, a Filippo Raguzzini.
Sorse nel 1744 per accogliere un’immagine della Madonna ritenuta miracolosa, che era stata affrescata nel sec XIV sulla torre centrale del Caste di Leva.
Questo castello, che si raggiunge costeggiando il fianco sinistro della chiesa, fu edificato su resti romani (forse dai Savelli nel sec XIII) e così detto probabilmente dall’antico Castrum Leonis.
Sotto il Santuario è stato realizzato nel 1947, riutilizzando la Cisterna del Castello, la Cripta dell’Addolorata, mentre gli altri edifici di culto che troviamo nel complesso, sono stati edificati negli anni ’30 e ’60-’70.
Meta costante dei pellegrinaggi, questo santuario è ritenuto uno dei luoghi di culto più sentiti dai devoti romani.

Il Santuario del Divino Amore si trova sulla via Ardeatina, nella zona di Castel di Leva.
E’ oggetto di grande devozione popolare da quando, nel 1740, un viandante si ritenne salvato dall’improvviso attacco di un branco di cani rabbiosi grazie all’immagine della Madonna col Bambino affrescata sul muro di un antica torre, che fu sufficiente guardare perché i cani si allontanassero.
Si gridò al miracolo e nel giro di cinque anni arrivò in quel luogo un santuario con tanto di indulgenza plenaria dei peccati concessa dal papa Benedetto XIV. Fu da allora che si susseguono in quel sito pellegrinaggi con lo scopo di ottenere speciali grazie. Iniziavano dal Lunedì di Pentecoste e duravano fino all’autunno, in un misto di sacro e profano, perché finivano per identificarsi con le ottobrate, ovvero autentiche scampagnate, con devozione religiosa certo, ma accompagnate da “magnate e bevute”. Tanto che il nome “Divino Amore”, assegnato dal popolo al luogo, non derivò ingenuamente dalla dolce figura della Madonna col Bambino, ma verosimilmente dall’inversione delle parole “Amore di vino” che ispirarono certi pellegrinaggi un po’ gaudenti.
Ci si andava in carrozza da Tor Margana, e le persone erano fornite di chitarre, nacchere, mandolini e tamburelli, strumenti certo non adatti a pregare, ma piuttosto adatti a canti e suoni spensierati.

Nel 1947, sotto il Santuario è stata realizzata la Cripta dell’Addolorata riutilizzando la cisterna del Castello. Altri edifici di culto, attorno alla chiesa principale, sono stati costruiti tra il 1960 e il 1970.
Oggi la devozione per il santuario è rimasta viva e vi si svolgono ancora pellegrinaggi, eseguiti in gruppo o singolarmente.

Il Santuario del Divino Amore è situato nella campagna a sud di Roma, al 12° km della via Ardeatina, dopo il Grande Raccordo Anulare.
Il sito è formato da un complesso di edifici religiosi costruiti recentemente attorno al santuario vero e proprio, una struttura di modesta architettura sorta nel 1744, per accogliere un affresco della Madonna col Bambino.
La tradizione vuole che quell’affresco fosse legato a una vicenda miracolosa cosicché tutto il sito è divenuto meta di visite e pellegrinaggi a sfondo religioso.

Tra tutte le chiese, tutti i siti di culto, tutte le basiliche sontuose, di cui la capitale è ricchissima, il Santuario del Divino Amore rappresenta per i fedeli romani un importantissimo riferimento, soprattutto per quel carattere popolare e devozionale che ha assunto nel corso degli anni.
Alcuni pellegrinaggi sono organizzati a piedi con partenza dall’Obelisco di Axum, di notte, con le torce e c’è chi procede persino scalzo e, poi, in prossimità della chiesa, anche in ginocchio.
La devozione dei Romani alla Madonna del Divino Amore è anche storicamente datata con gli avvenimenti della II guerra mondiale. Quando l’11 maggio 1944 iniziò la battaglia di Roma, si temette per l’incolumità dell’immagine per i bombardamenti degli alleati.
Allora l’affresco venne trasferito nella chiesa di Sant’Ignazio e ci fu un ottavario di preghiere per invocare la salvezza della città: l’ottavario terminò proprio il 4 giugno, giorno dell’evacuazione dei Tedeschi, che divenne poi una data in più per festeggiare la Madonna del Divino Amore con l’offerta annuale da parte del Comune di Roma del calice votivo dell’Urbe.